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Smettiamo di lavorare come macchine. Oggi abbiamo bisogno di riscatto!

Questi nuovi strumenti non rimpiazzeranno i lavori e le persone in pianta stabile, ma andranno a lavorare creando valore per quelle stesse persone.

4 min di letturaSimone
Smettiamo di lavorare come macchine. Oggi abbiamo bisogno di riscatto!

Pensa a quando vai al supermercato. Vai alla cassa automatica e batti i tuoi articoli.

Finché la cassa funziona, va tutto bene. Però, quando si blocca, tu sei felice che venga un operatore umano a sbloccarti la situazione.

Perché dobbiamo tenere ancora una cassiera fissa, scomoda, seduta o in piedi che sia?

Dopo che ha battuto cento cose tutte uguali, non ha più voglia di sorriderti. Le passa la voglia di essere gentile, perché fa l'esatto stesso lavoro ripetitivo per un sacco di tempo.

Invece, quando la cassa automatica si blocca, vedi che l'operatore che interviene è felice di aiutarti.

È di buonumore, ed è normale che lo sia: finalmente è libero da una rottura infinita. Questo succede per tre motivi esatti:

  1. Non si annoia
    perché la sua giornata non è più un loop troppo ripetitivo.
  2. Non è oberato da duemila cose al secondo
    quindi può finalmente alzare la testa, guardarsi intorno e respirare.
  3. Si sente utile
    avendo a che fare con altre persone nel momento in cui hanno davvero bisogno, può dare una mano. Si sente pienamente realizzato invece di sentirsi un ingranaggio inutile.

Oltre la sbarra del casello

Un altro esempio che mi fa riflettere sull'automazione è il casello autostradale.

Non avete mai pensato che le persone al di là della sbarra del Telepass siano consumate dal lavoro, tristi, incastrate in una mansione a poco valore aggiunto?

Perché non usare un sistema automatizzato che permetta a queste persone di fare lavori dove servono davvero? Come intervenire se la sbarra è bloccata, o rispondere a un'emergenza se il dispositivo è guasto.

Questi sono solo due esempi, ma ci dimostrano una cosa: la tecnologia non porterà via il lavoro.

Ci costringerà a smettere di lavorare come robot e ci farà tornare umani.

Il robot era stupido. Oggi è diverso

C'è un altro angolo interessante in tutto questo. Cosa cambia, quindi, dalla robotica del passato a quello che stiamo vivendo oggi?

Fino a ieri, la robotica in un certo senso non ci aiutava fino in fondo, perché comunque il robot era stupido. Faceva A e B in quella maniera lì e basta.

Eravamo noi che dovevamo caricargli il pezzo, eravamo sempre noi che dovevamo fargli trovare le cose fatte bene, altrimenti la catena si fermava.

Ad oggi, invece, questo nuovo sistema è in grado di apprendere dai propri errori.

Ma la cosa che cambia veramente le regole del gioco è che è in grado di autoapprendere, soprattutto. Non ha più bisogno che tu gli prepari il terreno in modo perfetto: si adatta.

Dai caselli autostradali alle nostre scrivanie

Questo stesso principio si applica in modo identico al lavoro di tutti i giorni.

Ogni volta che guardiamo dentro le dinamiche delle aziende, ci accorgiamo di una cosa: sono piene di "casellanti".

Moltissimi imprenditori, professionisti e team passano le giornate a inserire dati a mano, spostare file, inviare comunicazioni standardizzate. Fanno lavori ripetitivi che li svuotano di energie.

Integrare automazioni avanzate e nuovi strumenti logici in questi flussi non significa tagliare il personale, ma costruire quella "cassa automatica" per il lavoro d'ufficio, capace persino di imparare dai propri sbagli.

Significa far fare alla macchina il lavoro sporco, in modo che le persone possano tornare a fare quello che sanno fare meglio: la strategia, la creatività, l'ascolto vero del cliente.

La vera paura: investire su noi stessi

Questa evoluzione andrà a darci un'altra possibilità, una possibilità di riscatto per la nostra carriera e per le nostre imprese.

Eppure, siamo bloccati.

Quando ci dicono che dobbiamo lavorare 40 anni per la stessa azienda a fare la stessa cosa, la routine ci rende stabili, non ci fa paura.

Ma quando ci dicono di voler lavorare su noi stessi, magari solo per un anno, per imparare a usare questi nuovi strumenti ed evolvere... abbiamo fottutamente paura. Pensiamo che non sia un vero investimento.

Il mondo sta viaggiando molto velocemente e ci sta facendo riscoprire piacevolmente i momenti insieme con le persone.

Chi sta approfittando di questi strumenti oggi, sta trovando del tempo per sé. Sta trovando stimoli per poter fare sempre meglio, per crearsi uno spazio migliore intorno, senza vivere con il terrore di perdere il lavoro.

L'esoscheletro: una tecnologia per i sogni impossibili

Perché non pensare che questa tecnologia, applicata alla scienza e al nostro lavoro quotidiano, non possa garantirci sogni e opportunità che fino a ieri sembravano impossibili?

Pensate a un esoscheletro per un anziano. È una tecnologia che non lo sostituisce, ma lo supporta.

Gli permette di camminare al parco, di arrivare su una collina, di andare in montagna, invece di essere accompagnato in carrozzella perché da solo non ce la fa.

L'automazione applicata ai processi aziendali è esattamente questo. È l'esoscheletro che ci permette di scalare montagne che, fino a ieri, pensavamo fossero troppo alte per le nostre gambe.

Lo strumento per correre più veloci c'è già, manca solo il coraggio di imparare a indossarlo.

E chi avrà il coraggio di indossarlo, creerà una svolta nella sua vita.

Creerà veramente il ponte vero di collegamento tra la tecnologia e l'umanità, forse per la prima volta.

Simone