
Rabbit hole sui social: curiosità e algoritmo ti tengono lì molto più del previsto. Quanto tempo ci lasci, e a quali notizie dai importanza?
Scrollando su TikTok mi sono imbattuta in uno dei rabbit hole più strani e assurdi che girano online. Il protagonista è Egon Cholakian.
Chi è Egon Cholakian
Tutto parte dal canale YouTube Earth Saves Science Collaborative, condotto da quest’uomo che si presenta come Egon Cholakian.
Nei video parla di cambiamento climatico, di nanoplastiche, di catastrofi in arrivo. Il tono è serio, i riferimenti sembrano accademici, e sui suoi profili compare un curriculum fra Harvard, MIT e Stanford.
Poi qualcuno nota un dettaglio: in molti video resta quasi immobile mentre parla, a lungo. Decisamente troppo per sembrare naturale.
Da lì le persone cominciano a scavare. Il curriculum non trova conferme. Sotto i video compaiono commenti tutti uguali, che sembrano scritti da bot.
E tutto questo porta ad AllatRa e alla Creative Society, un movimento che molte testate ed esperti descrivono come una setta, criticato per diffondere pseudoscienza sul clima.
Ogni risposta apre una domanda nuova, e ogni domanda porta a un altro video.
Cos'è un rabbit hole
È proprio questo che mi ha fatto pensare ai social: la storia di Egon Cholakian è un rabbit hole da manuale.
Il nome viene da Alice nel Paese delle Meraviglie: è la tana del Bianconiglio, quella in cui Alice finisce senza sapere dove porta.
Online succede quando la curiosità personale incontra un algoritmo che continua a proporti contenuti simili.
Guardi un video. Te ne arriva un altro sullo stesso tema. Poi uno che va un po' più a fondo. Poi un altro ancora.
Capita soprattutto su YouTube e TikTok, ma anche sui motori di ricerca (quando un link ti porta a un altro link e poi ancora a un altro ecc ecc).
E nessuno ti avvisa quando ci entri.
Dove va il tempo?
Un rabbit hole non costa solo per quello che trovi in fondo. Il primo prezzo lo paghi mentre scendi.
Perdi la cognizione del tempo: apri l'app per un attimo e quando alzi la testa è passato molto più di quanto pensavi.
E perdi il focus: quello che stavi facendo prima resta lì, lasciato a metà.
Non possiamo incolpare l’algoritmo per questo. Sta semplicemente facendo il suo lavoro: tenerti lì il più a lungo possibile, con quello che ti incuriosisce di più.
La curiosità fa il resto. Ed è una cosa positiva, è lei che ci fa imparare. Ma senza un limite diventa la porta d'ingresso di questi buchi.
Avendo a che fare con i social ogni giorno, credo valga la pena fermarsi un attimo e pensarci.
A cosa diamo importanza?
C'è un secondo prezzo, meno visibile: le notizie a cui finiamo per credere.
I video di Egon Cholakian avevano tutto quello che serve per sembrare credibili: un tono serio, temi importanti, un curriculum di tutto rispetto.
Ma un profilo non è una prova. Un titolo scritto in una bio non è una laurea.
Il primo meccanismo è la ripetizione. Quando un tema ci arriva tante volte di fila, cominciamo a pensare che sia importante, e spesso anche vero.
In psicologia ha un nome: effetto di verità illusoria. Una frase sentita più volte ci sembra più credibile, anche quando non lo è.
Solo che sui social quella ripetizione non è un caso. Il tema ci arriva così spesso perché ci siamo fermati a guardarlo la prima volta, e l'algoritmo ne ha preso nota.
L'algoritmo non distingue
Il secondo meccanismo è cosa viene spinto. Un contenuto che fa paura, che indigna o che incuriosisce ci tiene lì più a lungo di uno che informa e basta.
I video di Egon Cholakian parlavano di catastrofi in arrivo: il tipo di tema che è difficile ignorare.
L'algoritmo misura quanto ci tiene lì, non quanto è vero. Per lui una notizia verificata e una inventata valgono uguale, se le guardiamo fino in fondo.
Il terzo meccanismo è il consenso apparente. Sotto i video di Egon Cholakian c'erano tanti commenti tutti uguali, e un video pieno di commenti sembra un video di cui parlano tutti.
Ma il feed è solo nostro. Quello che a noi sembra l'argomento del momento, una persona accanto a noi potrebbe non averlo mai visto.
Perché ci riguarda
La nostra attenzione è limitata. Il tempo che diamo a una notizia gonfiata è tempo che togliamo a quello che conta davvero per noi.
E le cose a cui diamo importanza, poco alla volta, diventano quelle su cui prendiamo decisioni: cosa compriamo, di chi ci fidiamo, cosa pensiamo del mondo.
Due domande mentre scorri
Non serve cancellare le app. Bastano due domande, da farsi ogni tanto mentre si scorre.
- Quanto tempo ci sto passando? E lo sto scegliendo io, o sta scegliendo il feed al posto mio?
- Da dove arriva questa notizia? Chi la dice, cosa c'è dietro, e se conta davvero o solo perché l'ho vista tante volte.
Ogni rabbit hole comincia con un video innocuo: il resto dipende da quanta attenzione gli lasciamo.
Scegli tu dove scendere.
Sofia
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