AI

Dare la colpa all'AI è la scusa migliore per non pensare

Ci lamentiamo in continuazione che l'intelligenza artificiale non capisce, sbaglia e non fa quello che vogliamo. Ma la verità è un'altra: dare la colpa allo strumento è solo una scusa per nascondere che non sappiamo guidarlo. Il fulcro di tutto è uno solo. Qual è quella cosa che le stiamo chiedendo?

4 min di letturaSimone
Dare la colpa all'AI è la scusa migliore per non pensare
Qual è quella cosa che le stiamo chiedendo?

Non parlo solo a un livello banale, ma a un livello più alto. Le stiamo chiedendo veramente qualcosa o le stiamo insegnando a farla per noi?
C'è il concetto basilare per cui io faccio delle domande e lei mi risponde basandosi sui dati.
Ma se io non le faccio le giuste domande, se non le dico da quale parte andare a prendere queste informazioni... lei non mi risponde come vorrei. Non fa magie.
Alla fine, chi non riesce a fare nulla con l'AI forse è perché si ritiene più bravo di una macchina e poi si stampa con la triste realtà: una macchina ben guidata può fare cose che noi umani semplicemente non possiamo fare. Se io volessi cercare contemporaneamente in 10.000 siti web per avere la statistica più corretta, non potrei mai batterla. Però, se non so dove farla cercare, non mi darà mai la risposta che voglio.
È facilissimo perdere la traccia.
Prendi quando le fai scrivere una riga di codice. Se non hai la conoscenza che quel codice dovrà stare all'interno di un database e dovrà fare delle cose precise, non hai la capacità di ragionamento per portarla a realizzare questa cosa come andrebbe fatta. Lei semplicemente decide di farlo per statistica, per le informazioni che ha, nel migliore dei suoi modi.
Oggi ci sono servizi preconfezionati che fanno quello che vogliamo con un clic. Comodi, certo. Ma ci abituano a essere pigri, viziati. Ci allontanano dal vero potenziale dell'AI.
Questo attrito lo vedo fortissimo nel mondo della grafica.
È il settore con più resistenza in assoluto, perché c'è la convinzione che l'AI non possa essere innovativa e faccia cose tutte uguali. In realtà, a volte la verità fa male: sei tu che sei poco creativo.
L'AI amplifica quello che tu sei. Se non hai le idee, lei non le trova per te. Se le chiedi di fare "il fiore più bello che tu abbia mai visto", può solo capirlo dal contesto che le crei, dagli esempi, da un bozzetto che le hai disegnato. Certo, il bozzetto le fa capire la direzione, ma alla base devi avere un'idea tua per fare questa cosa.
Di queste cose parlo spesso con Luca, il mio socio in Beamlight. Io e Luca litighiamo spesso su questo a chi ne vuol sapere di più! Ci ritroviamo a parlare di etica, a chiederci se una certa cosa sia giusta e se questi strumenti possano sbagliare.
Certo che possono sbagliare. Possono sbagliare esattamente come sbagliamo noi. La differenza la fa l'uso pratico e la volontà di capire.
In azienda sono riuscito a portare a bordo anche persone che dell'AI non volevano proprio saperne. Avevano provato in modo superficiale (in realtà "facendolo bene" detto da loro), zero risultati tangibili e nessun beneficio. Ci sono riuscito con il potere dell'ascolto e volendo imparare io stesso qualcosa da loro.
Una persona in particolare nel team mi ha fatto riflettere ma allo stesso tempo arrabbiare moltissimo. Ascoltandola, sono riuscito a farle capire che l'AI poteva essere lo strumento per affrontare le sue paure e non per amplificarle. Ha iniziato a usarla per risolvere da sola problemi che prima aveva sempre delegato o definito "troppo difficili". E quando ha visto che ce la faceva, è scattato qualcosa. Ha iniziato a volere di più: "Ok, ce l'ho fatta. Ma adesso come faccio ad avere di più? Voglio di più".
Sapete cosa è successo da lì in poi? Che io stesso ho trovato nuovi stimoli, ho imparato cose nuove e ho voluto creare nuovi strumenti.
Oggi chi prima era diffidente ha capito che l'AI è diventata indispensabile, e non perché fa il lavoro al posto nostro. Lo è per due motivi precisi.
Il primo è la memoria. Ti mette a disposizione un archivio immenso, capace di ricordare tutto, se sai impostarlo correttamente.
Il secondo è la capacità critica. Stimola in noi la voglia di fare meglio. Ti spinge a cercare il sistema più sicuro, a provare ancora una volta, a farle elaborare una grafica in più, a trovare un altro spunto o a scovare quella parola esatta che avevi sulla punta della lingua.
Se abbiamo l'idea giusta e la capacità di stimolarla, l'intelligenza artificiale ci aiuta a costruirla, ad amplificarla, magari a scalarla. Oppure ci aiuta a smontarla, facendoci capire che non è abbastanza solida e che nel mondo ne esistono già di simili.
Se oggi ho scritto questo articolo, è anche grazie all'intelligenza artificiale.
Mi ha stimolato a parlare. Mi ha convinto a prendere di nuovo in mano la penna e a investire due ore di tempo di qualità. Non per fare il lavoro al posto mio, ma per aiutarmi a manifestare qualcosa che sento, che è mio, e che volevo comunicare.