Strategia

Il piano perfetto non esiste

Project management e il mito del controllo: quante volte continuiamo a difendere la nostra tabella di marcia invece di leggere quello che abbiamo davvero davanti?

4 min di letturaAlice
Il piano perfetto non esiste

Per me, ogni cosa ha sempre avuto la sua casella precisa.

La mia forza è sempre stata quella di scegliere, di fare, di ottimizzare tempistiche ed efficientare ogni aspetto della giornata: pura azione.

Nel mio ruolo di Project Manager in Beamlight, questa propensione all'organizzazione è sempre stata il motore di tutto. La mia missione era chiara: guidare i processi e ridurre al minimo l'incertezza.

Poi, un mese fa, è nato mio figlio.

Spesso si pensa che staccare dal lavoro significhi mettere in pausa anche la propria crescita professionale. Sì, è vero, ma è davvero così? Cosa può esserci oltre?

In questo momento di lontananza dall'operatività, mi ritrovo a fare riflessioni continue. Questa esperienza mi sta insegnando tantissimo, ponendomi immediatamente davanti all'esatto opposto di ciò a cui ero abituata.

Se prima la mia forza era l'agire e il cercare di mantenere il controllo, oggi mi viene richiesto di accogliere.

L'illusione di poter dominare la realtà incasellandola in uno schema ferreo è crollata in pochissime ore.

Quando la mappa non è il territorio

C'è un concetto della PNL che mi torna spesso in mente in questo periodo: la mappa non è il territorio.

Pianificare ci piace perché ci rasserena. Ci dà l'impressione di aver imbrigliato il futuro dentro delle celle colorate su un foglio Excel, su Notion o su qualunque dashboard di lavoro.

Quando lanciamo un nuovo progetto e ne impostiamo le fasi con timeline serrate, tracciare quella mappa è naturale, oltre che fondamentale per orientarsi.

Il problema nasce quando scambiamo la mappa con il territorio.

Cioè quando scambiamo lo strumento con la verità. Ci convinciamo che, se una cosa è scritta sulla dashboard, allora deve andare così, e finiamo per considerare l'imprevisto come un errore della realtà, anziché come un dato di fatto del percorso.

In questo primo mese da mamma ho capito che puoi disegnare la mappa più logica e dettagliata del mondo, ma il territorio si presenterà sempre con le sue regole.

Ci saranno giorni in cui, banalmente, non avrai nemmeno il tempo di farti una doccia, e la tabella di marcia che avevi in testa semplicemente sfumerà.

E sul lavoro funziona esattamente allo stesso modo. Tutto si muove a una velocità tale per cui aggrapparsi con ostinazione a una mappa tracciata mesi prima diventa un rischio.

Quello che vale e funziona alla perfezione oggi, domani potrebbe essere già obsoleto.

Gli scenari cambiano, le esigenze del cliente si ribaltano e il territorio si trasforma: sta a noi smettere di pretendere che la realtà assomigli ai nostri schemi e iniziare a leggere quello che abbiamo davvero davanti.

Oltre la rigidità

Quando una giornata o un progetto sfuggono al nostro controllo, la primissima reazione è la frustrazione.

Ci ostiniamo a voler far funzionare il piano originale a tutti i costi, sprecando un'enorme quantità di energie per incastrare a forza pezzi che, ormai, non combaciano più.

Ma cercare di piegare la realtà per farla aderire alle nostre aspettative iniziali è una battaglia persa.

Essere un buon Project Manager, quindi, non significa azzerare le variabili. Significa sviluppare la lucidità mentale per accogliere l'imprevisto e ricalcolare la rotta senza andare in panico.

Il vero valore qual è?

In queste settimane di orari stravolti, lontana dalle call e dalle urgenze, capisco quanto questo allenamento quotidiano all'imprevisto mi servirà anche quando rientrerò all'operatività.

Ho capito che il valore del mio ruolo non sta nel promettere che filerà sempre tutto liscio. Il valore sta nel creare un ambiente in cui l'incertezza viene gestita in modo sano.

Cosa succede quando le cose non vanno come avevi stabilito? Ti ostini a difendere le tue previsioni o cerchi subito una strada alternativa?

Governare l'inaspettato non vuol dire sopprimerlo, ma imparare a viverci dentro mantenendo il focus su ciò che conta davvero.

Alla fine, i progetti migliori non sono quelli immacolati in cui non è mai successo nulla fuori posto. I veri successi sono quelli in cui le persone sono riuscite a riadattarsi.

Perché, che si tratti di un team di colleghi alle prese con un ostacolo complesso o di una famiglia che cerca i suoi nuovi ritmi dopo l'arrivo di un bambino, la vera forza non è eseguire un manuale alla lettera. È sapersi ascoltare, sostenere e trovare un nuovo equilibrio insieme.

Un passo alla volta.

Alice